LE FUNZIONI DELL’AVVICENDAMENTO E ROTAZIONE COLTURALE

Il concetto e la definizione tecnica di avvicendamento e rotazione colturale, molto spesso viene erroneamente considerato come sinonimo e spesso utilizzata come termine comune. Dal punto di vista tecnico invece si tratta di tecniche similari tra loro ma la modalità di attuazione e impiego è molto diversa.
Con il termine di avvicendamento, si intende la successione delle colture sullo stesso appezzamento nel tempo le quali però non vengono utilizzate nella stessa maniera all’interno dell’azienda.
La rotazione colturale è sempre una successione di colture sullo stesso appezzamento, la quale però prevede il ritorno dopo un certo numero di anni della coltura iniziale (cioè quella che ha aperto la rotazione).
LA DISTINZIONE DELLE COLTURE
La funzione comune di queste pratiche agronomiche è quella di ricostituire la fertilità agronomica del suolo che si è perduta attraverso le coltivazione sullo stesso terreno.
Ai fini dell’avvicendamento/rotazioni colturali le colture sono distinte in:
- Depauperanti
Esigenti dal punto di vista nutritivo, perché sfruttano il terreno e lo impoveriscono (frumento, avena, orzo, segale, riso, mais, sorgo e tutti i cerali da granella). - Preparatrici o da rinnovo
Richiedono cure colturali particolari (lavori di preparazioni o concimazioni organiche o minerali abbondanti) (es. mais, barbabietola da zucchero, patata, pomodoro, tabacco, girasole, fava, fagiolo, pisello, lupino ecc..). - Miglioratrici
Aumentano la fertilità del terreno influendo sulla struttura fisica, chimica e biologica (es. graminacee pratensi) oppure lo arricchiscono d’azoto (es. leguminose da granella e da foraggio).
LE FUNZIONI DELL’AVVICENDAMENTO E ROTAZIONE COLTURALE
I motivi che spingono l’agricoltore a ricorrere a queste due tecniche, sono sia di carattere tecnico che economico.
Dal punto di vista tecnico, tali pratiche sono fondamentali perché giocano un ruolo favorevole a livello del terreno sulle:
1) Proprietà fisiche
Dal punto di vista fisico la successione delle colture sul terreno determina:
- Miglioramento della struttura del terreno.
- Aumento dell’infiltrazione dell’acqua.
- Incremento della permeabilità del terreno.
- Miglioramento della circolazione dell’aria.
- Incremento dell’attività della microflora del suolo.
- Aumento del contenuto di sostanza organica del suolo a seguito dell’interramento dei residui della coltura precedente.
2) Proprietà chimiche
Dal punto di vista chimico la successione colturale comporta:
- Arricchimento del suolo di elementi nutritivi (es. microelementi) dovuto alle diverse colture che si succedono nel suolo.
- Prevenzione delle carenze di elementi nutritivi come l’azoto.
- Eliminazione di tossine o altre sostanze non gradite lasciate dalla coltura precedente.
- Mantenimento del pH del suolo e del livello di fertilità costante nel tempo.
L’effetto della successione colturale sulle proprietà chimiche del terreno è tanto più marcato quando ad una coltura depauperante o sfruttatrice della fertilità (es. frumento o mais) fa seguito una coltura miglioratrice della fertilità (es. erba medica, trifoglio, fagiolo, fava ecc..).
3) Proprietà biologiche
Dal punto di vista biologico infine, la successione colturale determina:
- Riduzione della flora di piante infestanti.
- Riduzione del contenuto di patogeni del terreno (funghi, insetti terricoli e nematodi), soprattutto quelli che si sviluppano a carico delle radici delle piante quando si coltivano cereali per più anni nello stesso appezzamento.
- Stimolazione dell’attività dei batteri azotofissatori sia simbionti che non simbionti.
- Miglioramento del contenuto di sostanza organica del suolo.
- Aumento della competizione delle colture principali (es. erba medica, patata e canapa) nei confronti delle infestanti grazie alla loro azione rinettante (cioè di copertura totale del suolo).
LE FUNZIONI ECONOMICHE DELLA SUCCESSIONE COLTURALE
Dal punto di vista economico, le ragioni che spingono l’agricoltore a ricorrere alla successione colturale sono:
- Differenziare la produzione in più raccolti di specie diverse, per ridurre il danno da crolli di produzione o di prezzo di un determinato prodotto.
- Sfuggire ad eventuali danni causati dallo sviluppo di malattie o all’andamento climatico avverso, grazie alla coltivazione di specie diverse caratterizzate da diversi cicli vegetativi.
- Distribuire in maniera più razionale e regolare l’impiego delle macchine e della manodopera nel tempo.
- Migliorare la conservazione anche temporanea delle produzioni e il loro collocamento sul mercato.
- Gestire in maniera più equilibrata la produzione grazie ai raccolti periodici di piante diverse che possono comportare il ritorno di denaro più immediato.
- Ampliare la conoscenza di altri settori produttivi con delle soddisfazioni di carattere psicologico.
L’AVVICENDAMENTO E LA ROTAZIONE COLTURALE DISCONTINUA
Una prima classificazione degli avvicendamenti/rotazioni colturali, è basata sulla continuità della successione colturale e per questo possono essere:
- Avvicendamenti/rotazioni discontinue.
- Avvicendamenti/rotazioni continue.
L’avvicendamento/rotazione discontinua è caratterizzato dall’interruzione o riposo di uno più anni della coltivazione di una serie di colture sullo stesso terreno. Questo tipo di avvicendamento/rotazione è poco praticato in Italia e in tutti gli ambienti temperati a causa della diffusione della meccanizzazione, all’introduzione di colture foraggere e alla scomparsa della transumanza.
A sua volta questo riposo può essere.
- Riposo assoluto
Con terreno mai lavorato. Il riposo assoluto può essere anche:- Pascolato.
- Non pascolato.
- Lavorato o a maggese
Che può essere a sua volta:- Nudo o non lavorato (privo di vegetazione).
- Coltivato (attraverso colture maggesate come le leguminose da granella quali l’erba medica o la fava).
L’avvicendamento/rotazione
discontinua, è tuttavia la pratica agronomica attualmente impiegata in ambienti
poveri, siccitosi e difficili nelle zone caldo aride del Mediterraneo.
Gli schemi maggiormente adottati in queste zone sono:
- Coltura intermittente regolare
È praticata nelle zone dell’Appennino Centrale e prevede la successione regolare con colture di patata/cereale e un’interruzione di coltivazione di 10-20 con il pascolo. - Pascolo inserito in avvicendamento
Il pascolo entra in successione con alcune colture come i cereali rimanendo solo un anno. Il pascolo è seguito di solito dalla coltivazione con una leguminosa da granella e poi con i cereali. - Maggese nudo
Le stoppie lasciate dopo la raccolta dei cereali, vengono lasciate a riposo che può essere pascolato o non pascolato. Il terreno viene lavorato a maggese e prima delle piogge autunnali predisposto per la coltivazione dei cereali.
Le successioni possono essere:
- Maggese – Frumento – Riposo.
- Maggese – Frumento – Avena – Riposo.
- Maggese – Frumento – Avena – Riposo – Riposo.
L’AVVICENDAMENTO E LA ROTAZIONE COLTURALE CONTINUA
L’avvicendamento/rotazione continua invece consiste in una successione di una serie di colture a ciclo annuale o poliennale nello stesso terreno in maniera ininterrotta nel tempo.
Con questo tipo di avvicendamento/rotazione di norma a colture sfruttatrici della fertilità del suolo (es. cereali), seguono sempre colture miglioratici (es. leguminose).
La durata di un intero ciclo di avvicendamento/rotazione dà il nome alla stessa e la durata corrisponde anche al numero delle sezioni in cui deve essere divisa l’azienda. La durata indica inoltre la superficie dell’azienda destinata ad ogni coltivazione. Gli avvicendamenti/rotazioni colturali si aprono sempre con una lavorazione di rinnovo che ha come scopo quello di conferire al suolo una determinata stabilità fisica, chimica e biologica.
Gli avvicendamenti/rotazioni colturali continue possono essere:
- Fisse: Quando seguono degli schemi rigidi aziendali.
- Libere: Quando mantengono una rigidità nell’ampiezza delle sezioni ma una determinata variabilità per quanto riguarda la specie coltivata.
- Regolari: Se le colture si succedono in appezzamenti di uguale ampiezza e dimensione.
- Irregolari: Se le colture si succedono in appezzamenti di diversa ampiezza e dimensione.
- Miste: Quando una parte della superficie aziendale è divisa in appezzamenti di uguale ampiezza e dimensione per colture in normale rotazione, accompagnata da altre sezioni con colture fuori rotazione (es. erba medica).
Gli avvicendamenti/rotazioni colturali continue possono essere anche:
- Semplici: Quelle che contengono una sola coltura da rinnovo.
- Composte: Quelle costituite dalla combinazione di più rotazioni semplici.
Nello schema classico di avvicendamento/rotazione colturale le piante si succedono come segue:
Pianta preparatice o miglioratice – Pianta depauperante – Pianta miglioratrice pratense – Pianta depauperante.
Gli avvicendamenti/rotazioni semplici possono essere:
- Biennali (2 anni).
- Triennali (3 anni).
- Quadriennali (4 anni).
- Quinquennali (5 anni).
- Sessennali (6 anni).
Gli avvicendamenti/rotazioni colturali composte possono essere invece:
- Settennali (7 anni).
- Ottennali (8 anni).
- Decennali (10 anni).

